La storia di Lola

Lola è una ragazza come tante. Oppure no?
Lola sta vivendo, in questo periodo, in una "casa" particolare, una comunità per minori.
Lola ha preso carta e penna per farci entrare nel suo mondo.
Buona lettura!

Ep.#18 - Caro Mister Chris...

Accipicchia quanto sei preciso Mister Chris. Alcuni già a metà novembre ti pensano intensamente. Si preparano per accoglierti con luci, gonfiabili inquietanti appesi ai balconi e riproduzioni plastificate appiccicate alla finestre. Cinturone nero, sacca in spalla e quel sorriso di chi sa di piacere a tutti quanti. Tranne a me. Ai detenuti e a Mercoledì, la figlia con le treccine della Famiglia Adams che faceva tutto al contrario. A me non piaci Mr Chris. Ti trovo stucchevole, poco autentico e più consumistico di Amazon. Non ti spiegherò quanto sia difficile trascorrerti dentro la Comunità. Piuttosto il mio problema è che non passi mai. Sembra che il tuo giorno sia più lungo degli altri. Sembra che sei fatto appositamente per durare almeno 40 ore. Sembra che devi restare di più per mettere il dito ancor più nella piaga. E anche se gli educatori fanno davvero di tutto per rendercelo più accettabile con canti, balli, travestimenti, dolcetti, cucina attiva tipo quella dei kebabbari, giocano a Tombola, indossano lucette a forma di corna di renna sopra la testa, ti fanno fare tardi davanti a Netflix, fanno scherzi notturni lanciandosi addosso ai ragazzi, sorridono di più e sono improvvisamente più disponibili ad accettare richieste che settimane prima sarebbero state liquidate freddamente, la verità è che non si riesce ad accettare il fatto di essere lì e non a casa. In una casa qualunque, di chiunque. Con un babbo, una mamma, dei fratelli, dei nonni e degli zii. Anche comparse pagate andrebbero bene. Attori che fanno questa scenetta di stare a tavola con te e poi tornano alla loro vita.

Solo per un giorno. Solo per non sentirsi Solo.

Gli educatori lo sanno che per noi sono giornate con il bollino rosso. Come le autostrade a Ferragosto. Traffico intenso di sentimenti tumultuosi che possono scontrarsi e ferirsi, se avvengono incidenti gravi. Penso solo a quando finalmente sloggerai e per un anno potremo essere liberi di non pensarti.

Natale è…”. Questo era il tema che ci aveva assegnato per casa la Milleris.

Natale è il mio vuoto che diventa pieno di rabbia e solitudine. La massificazione del mio malessere. L’assenza forte che mi diventa insopportabile e mi ustiona il cuore”.

Ho scritto solo questo. L’ho consegnato e sono uscita dalla classe per sistemarmi il piercing che sentivo il bisogno di ruotare un po' . Quando sono rientrata la Prof mi ha chiesto se poteva leggerlo all’intera classe. Ho annuito; più per non sentirmi rivolgere altre domande che per effettiva scelta. Mi capita sempre più spesso che a volte questa mia parte egocentrica emerga senza che io possa metterci un fermo e sia talmente forte da soppiantare la mia parte più riservata e più rassicurante. Forse avevo voglia di essere in vetrina come quel babbo Natale sulle finestre. Appiccicata al vetro. La classe si è alzata in piedi composta e ha applaudito quelle tre frasi che ho scritto.

Caro Chris, forse devo rivalutarti. Oggi ho capito che posso essere capita fuori da me stessa. Non per questo ora ti aspetto; ma comunque ti rispetto...


Last Christmas, I gave you my heart
but the very next day, you gave it away
this year to save me from tears
I’ll give it someone special”

Lola

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